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COMUNITA' DI SANT'EGIDIO
La GUIDA "DOVE mangiare,
dormire, lavarsi" 2013

20ª edizione


L'assistenza agli "Amici per la strada" è un servizio che i volontari della Comunità di Sant'Egidio offrono quotidianamente ed il loro impegno credo che sia utile segnalarlo su un sito che tratta di Protezione civile, consultato da operatori istituzionali e volontari. Per questo motivo indichiamo il link dove è possibile visionare la GUIDA, un libretto che è una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città o da indicare a chi non la può consultare. La pubblicazione informa sui posti dove a Roma si può avere aiuto e accoglienza, dove mangiare, dormire e lavarsi.

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Rischio sismico (fonte Internet)

La sismicità della Penisola italiana è legata alla sua particolare posizione geografica, essendo situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e la zolla eurasiatica, collocazione che la sottopone a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia. Infatti la litosfera (crosta terrestre fino a 70 Km. di profondità) è sempre in lento movimento, comprimendo le varie zolle di cui è strutturata. Per tale motivo l’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo ma lo è anche per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensità da essi raggiunta. Solo la Sardegna non risente particolarmente degli eventi sismici.


Le 4 zone di pericolosità:

Zona 1 - E' la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti.
Zona 2 - Nei comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti.
Zona 3 - I Comuni interessati in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti.
Zona 4 - E' la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono basse.

(Fonte: MOVIMENTI FRA VECCHIA CLASSIFICAZIONE E CLASSIFICAZIONE 2003 Ordinanza P.C.M. 3274 del 20 marzo 2003)

 

 CLASSIFICAZIONE SISMICA 2010

 

In 2500 anni, l’Italia è stata interessata da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità (superiore al IV-V grado della scala Mercalli) e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado della scala Mercalli con una frequenza di circa uno ogni 4 anni. Nel solo XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5 (Tra il X e XI grado Mercalli).


MAGNITUDO
La magnitudo esprime la quantità di energia sprigionata da un terremoto. Si calcola misurando l’ampiezza delle oscillazioni del terreno provocate dal passaggio delle onde sismiche e registrata su di un rullo di carta dai pennini dei sismografi.

La magnitudo non va confusa con l'intensità. Le scale di intensità, come la Rossi-Forel o la Mercalli, sono usate per descrivere gli effetti del terremoto. L'intensità dipende dalle condizioni locali (presenza e tipo di costruzioni, distanza dall'epicentro, etc.) e non è una misura della grandezza di un terremoto. Per esempio, un terremoto di uguale magnitudo può avere intensità diversa se avviene in pieno deserto (dove nessuno può avvertirlo), oppure in un centro abitato (dove può provocare danni e vittime). Eventi con magnitudo di 4,5 o più grande sono abbastanza forti da essere registrati dai sismografi di tutto il mondo. I terremoti più grandi registrati sono di magnitudo 8 o 9 ed avvengono con frequenza di circa uno all'anno.

La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della penisola:

la dorsale appenninica, (Val di Magra, Mugello, Val Tiberina, Val Nerina, Aquilano, Fucino, Valle del Liri, Beneventano, Irpinia);
la Calabria e la Sicilia;
il Friuli;
parte del Veneto;
la Liguria occidentale.
I terremoti hanno dei costi molto elevati per la collettività. Negli ultimi quaranta anni circa 135 miliardi di euro (di cui circa 75 miliardi di euro negli ultimi venticinque anni), sono stati impiegati per il ripristino e la ricostruzione a seguito di eventi sismici. A ciò si devono aggiungere le conseguenze, inestimabili economicamente, dei danni al patrimonio storico, artistico e monumentale.
L’ultimo disastroso terremoto, nel 1997 in Umbria e nelle Marche, ha prodotto 32.000 senza tetto e circa 10 miliardi di Euro di danno economico. Ciò è dovuto principalmente all’elevata densità abitativa e alla notevole fragilità del nostro patrimonio edilizio.

SISMICITA’
La sismicità (frequenza e forza con cui si manifestano i terremoti) è una caratteristica fisica del territorio, al pari del clima, dei rilievi montuosi e dei corsi d’acqua. Calcolando la frequenza, l’energia (magnitudo) ed associandole ai terremoti che hanno caratterizzano un territorio,  ed attribuendo un valore di probabilità al verificarsi di un evento sismico di una certa magnitudo, in un certo intervallo di tempo, possiamo definire la sua pericolosità sismica. Un territorio avrà una pericolosità sismica tanto più elevata quanto più probabile sarà, a parità di intervallo di tempo considerato, il verificarsi di un terremoto di una certa magnitudo.

VULNERABILITA’
Si definisce vulnerabilità la predisposizione di una costruzione ad essere danneggiata da una scossa sismica. Quanto più un edificio è vulnerabile (per tipologia, progettazione inadeguata, qualità scadente dei materiali e modalità di costruzione, scarsa manutenzione), tanto maggiori saranno le conseguenze che esso subirà in seguito alle oscillazioni a cui la struttura sarà sottoposta. Per cui le conseguenze di un terremoto non sono sempre gravi.
La maggiore o minore presenza di beni a rischio, che crea la conseguente possibilità di subire un danno economico, di vite umane o al patrimonio culturale, viene definita esposizione.
La combinazione della pericolosità sismica, della vulnerabilità (esposizione) e la misura dei danni che, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti), ci si può attendere in un dato intervallo di tempo, determinano il rischio sismico. L’Italia è dunque un Paese ad elevato rischio sismico, inteso come perdite attese a seguito di un terremoto, in termini di vittime,danni alle costruzioni e conseguenti costi diretti e indiretti.

LE MISURAZIONI
L’ ipocentroè il punto d’inizio della rottura su di un piano di faglia, la cui proiezione in superficie si definisce epicentro. Localizzare nello spazio un terremoto equivale a definirne le coordinate geografiche dell’epicentro (Latitudine nord e Longitudine est) e la distanza verticale tra l’epicentro e l’ipocentro cioè la profondità focale. Un terremoto è fissato nel tempo nel momento in cui la rottura comincia e le prime onde si irradiano dalla sorgente. Questo istante è noto come tempo origine t0 ed è espresso in U.T.C. (Coordinated Universal Time), cioè in tempo universale standard.
La localizzazione completa di un terremoto è data:
dalle coordinate geografiche dell’epicentro,
dalla profondità focale,
dal tempo origine.
Se si hanno a disposizione le registrazioni di un evento sismico ad almeno tre stazioni misureremo per ogni sismogramma l’intervallo temporale S-P (in secondi) attraverso il quale sarà possibile calcolare la distanza tra la stazione e l’epicentro.
Il primo strumento conosciuto per la misura delle vibrazioni prodotte da un terremoto è il sismoscopio, lo strumento che misura la dipendenza temporale dello spostamento, della velocità o dell'accelerazione del terreno. Fu inventato nel 132 d.C. dal saggio Zhang Heng. Il sismometro produce un sismogramma, ovvero un grafico rappresentante la dipendenza della quantità in oggetto dal tempo.
Un sismogramma

 

Riproduzione del sismografo di Zhang Heng

Si verificano spesso terremoti nel mondo?

Ogni anno, nel mondo, si registrano:
- 800.000 terremoti di piccola entità non avvertiti dall’uomo
- circa 100 terremoti con
magnitudo compresa fra 6 e 7

Ogni 5-10 anni si produce un terremoto con magnitudo maggiore di 8, che spesso si trasforma in un evento di proporzioni catastrofiche per vaste aree geografiche. La maggior parte degli eventi di più elevata energia, fortunatamente, capita in mare o in aree caratterizzate da una bassa densità abitativa, che non provocano danni o li provocano di bassa entità.
La distribuzione geografica dei terremoti segue i bordi delle placche in cui è suddivisa la litosfera, evidenziando, quindi, delle fasce nelle quali si concentra la sismicità. Le tre fasce sono:
quella che borda l’Oceano Pacifico,
la catena delle Ande
la placca euroasiatica e quella africana.

Magnitudo 
Eventi/anno
>81
7 - 7.9  18
6 - 6.9  120
5 - 5.9 800
4 - 4.9  circa   6.200

Rischio sismico


... a Roma (Fonte Internet)

Il rischio sismico per la zona di Roma e nel Lazio non deve essere trascurato ma è modesto, poiché a fronte di una sismicità caratterizzata da scosse frequenti  ma di bassa intensità registrata dalle reti sismiche, circa 50 stazioni di rilevamento, di proprietà dell’Istituto Nazionale di Geofisica e   Vulcanologia, che ha sede a Roma, il territorio presenta una vulnerabilità degli edifici esistenti ed un valore esposto (densità di popolazione e patrimonio storico monumentale) molto elevati

Il Comune di Roma è classificato come territorio a livello di pericolosità 3 (relativamente basso).

…e nel Lazio

Nel Lazio le aree maggiormente interessate da fenomeni tellurici sono principalmente 6 di seguito riportate con l’indicazione del massimo grado di intensità atteso:
Area vulcanica dei Colli Albani (max VIII grado Mercalli)
Valle dell’Aniene, Monti Tiburtini,Predestini (Subiaco, Vallepietra) (max IX grado Mercalli)
Frusinate (Veroli, Anagni, Ceccano, Sora, Cassino) (max IX grado Mercalli )
Monti Vulsini, Lago di Bolsena (Bagnoregio) (max VIII-IX grado   Mercalli )
Reatino (Rieti, Amatrice) (max X grado Mercalli )
Area tra Tarquinia e Tuscania ( max VIII grado Mercalli )