Home I rischi Idrogeologico
COMUNITA' DI SANT'EGIDIO
La GUIDA "DOVE mangiare,
dormire, lavarsi" 2013

20ª edizione


L'assistenza agli "Amici per la strada" è un servizio che i volontari della Comunità di Sant'Egidio offrono quotidianamente ed il loro impegno credo che sia utile segnalarlo su un sito che tratta di Protezione civile, consultato da operatori istituzionali e volontari. Per questo motivo indichiamo il link dove è possibile visionare la GUIDA, un libretto che è una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città o da indicare a chi non la può consultare. La pubblicazione informa sui posti dove a Roma si può avere aiuto e accoglienza, dove mangiare, dormire e lavarsi.

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Rischio idrogeologico  (fonte internet)


Il rischio idrogeologico deriva dall’interazione tra la superficie terrestre e l’acqua (alluvioni, frane, valanghe, inquinamento delle falde idriche o erosione costiera) che possono produrre danni a persone e cose. L’attività di previsione e prevenzione del rischio idrogeologico della Protezione Civile è indirizzata allo studio dei suddetti eventi e alla ricerca di soluzioni per fronteggiare gli eventi e per mitigare il rischio.
Il problema del dissesto idrogeologico ha per l’Italia una rilevanza notevole. Lo dimostrano la perdita di molte vite umane e gli ingenti danni arrecati ai beni. E’ diffuso in modo capillare e si presenta in modo differente a seconda dell’assetto geomorfologico del territorio. Si manifesta in frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo le conoidi (accumulo di detriti depositati, nel corso del tempo, da un torrente, all’imbocco di una valle) nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura. L’insieme dei rilievi montuosi italiani che costituiscono un’orografia giovane ed i rilievi in via di sollevamento caratterizzano la conformazione geologica e geomorfologia. E’ indubbio, tuttavia, che a fronte di una predisposizione naturale del territorio ad un elevato rischio idrogeologico, l’azione dell’uomo e le continue modifiche del territorio hanno, da un lato, incrementato la possibilità che tali fenomeni si verificassero e, dall’altro, aumentato la presenza di beni e di persone in quelle zone a rischio dove poi si sono manifestati con effetti catastrofici. Lo spopolamento delle zone montane ed il conseguente abbandono dei terreni montani, il disboscamento, l’abusivismo edilizio, una produzione agricola poco rispettosa dell’ambiente, le cave, l’occupazione di zone limitrofe ai fiumi, l’estrazione incontrollata di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo, il prelievo abusivo di materiali dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua hanno aggravato e messo ulteriormente in evidenza un territorio già di per se fragile.
Per queste cause la legislazione ha affrontato il problema creando norme che prevenissero le catastrofi e che affrontassero il problema non solamente durante le emergenze. Il concetto che si è radicato è stato quello della previsione e della prevenzione che ha individuato le condizioni di rischio ed ha previsto interventi tendenti alla riduzione dell’impatto degli eventi. Con il Decreto legislativo n. 112/98 è stata assegnata alle regioni la funzione di predisporre il programma di previsione e prevenzione dei rischi ed al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale gli indirizzi per la predisposizione e l'attuazione dei suddetti programmi. Questa impostazione ha portato alla perimetrazione delle aree del territorio italiano a rischio idrogeologico classificandolo in elevato o molto elevato. Numerosi studi scientifici sono stati realizzati con lo scopo di analizzare lo studio dei fenomeni e definire in modo più le condizioni di rischio.
Sono state inoltre incrementate ed accelerate le iniziative volte alla creazione di un efficace sistema di allertamento e di sorveglianza dei fenomeni ed una pianificazione di emergenza, volta a fronteggiare in modo efficace la risposta delle istituzioni agli eventi. Con il Progetto Aree Vulnerate Italiane (AVI), promosso dal Dipartimento della protezione civile e realizzato dal Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (GNDCI). Il rischio idrogeologico è espresso da una formula che lega pericolosità, vulnerabilità e valore esposto:


Rischio = pericolosità x vulnerabilità x valore

Pericolosità:
la probabilità che in una zona si verifichi un evento essa costituisce la funzione della frequenza dell’evento. Permette di stimare, con approssimazione, la probabilità di accadimento di un evento. E’ invece più difficile ottenere la stima di frane.
Vulnerabilità: indica la predisposizione di una “componente ambientale” (formata da popolazione umana, infrastrutture, servizi ed edifici) a sopportare gli effetti di un evento in funzione della sua intensità. La vulnerabilità si esprime in una scala da zero (nessun danno) a uno (distruzione totale).
Il prodotto vulnerabilità per valore indica quindi le conseguenze derivanti sia in termini di perdite di vite umane, che di danni materiali agli edifici, alle infrastrutture ed al sistema produttivo.

Rischio:
esprime il numero probabile di vite umane che si possono prevedere, di feriti, di danni a proprietà,ad attività economiche o alle risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso.

Il Piano di bacino
Con la legge 183/1989 i bacini idrografici ricadenti nel territorio nazionale vengono divisi in: bacini di rilievo nazionale, bacini di rilievo interregionale, bacini di rilievo regionale. La legge prevede che per ciascun bacino deve essere predisposto il Piano di bacino ossia "lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato" (fonte Ufficio Extradipartimentale della Protezione civile del Comune di Roma)

Legislazione correlata
Decreto Legge n. 180/98 (modificato dal D.L. 132/99)
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 settembre1998.

PAI (Piani Stralcio per l’assetto idrogeologico)
Previsti dal D.L.n. 180/98, tali piani dovevano contenere in particolare l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico e le relative misure di salvaguardia. I criteri per l’individuazione delle aree sono dettati dall’Atto di indirizzo e coordinamento pubblicato con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 settembre1998.
Le diverse Autorità di bacino hanno individuato 235 aree a rischio idraulico che interessano 92 comuni:


Autorità di bacinoAree a rischio idraulicoComuni
Tevere
28
15
Liri-Garigliano
126
40
Fiora
4
3
Tronto
-
-
Regionale
77
40
TOTALE
235
92


La situazione nel Lazio

Nel Lazio dalle segnalazioni agli atti del Servizio Rischio Idrogeologico ed Idrico risulta che il dissesto idrogeologico è diffuso su tutta le regione ed il 40% riguarda fenomeni franosi ugualmente distribuiti tra le 5 province.

Provincia Segnalazioni Frane Inondazioni Altro
Frosinone
61
33
10
18
Latina
23
14
2
7
Rieti
50
29
4
17
Roma
151
38
17
96
Viterbo
27
13
2
12
TOTALE
312
127
25
150

Il Tevere
Il corso laziale del Tevere interessa le province di Roma, Rieti, Frosinone e Viterbo.
Nel tratto compreso tra Orte e la traversa di Castel Giubileo attraversa una vasta area di laminazione che costituisce l'invaso naturale dei volumi della piena che investe Roma. A valle della traversa di Castel Giubileo il fiume è protetto da opere di contenimento dei livelli di piena.
L’Autorità di bacino hanno evidenziato il consistente rischio idraulico per la città di Roma che ha condotto a prevedere due piani stralcio per il rischio inondazione distinti: il P.S.1 - Piano stralcio per le aree soggette a rischio di esondazione nel tratto del Tevere compreso tra Orte e Castel Giubileo, approvato con D.P.C.M. del 3 settembre 1998 ed il P.S.5 – Piano Stralcio per il tratto metropolitano del Tevere da Castel Giubileo alla foce in fase di redazione. Inoltre a seguito della legge 267/98 e successive modificazioni, è stato redatto il Piano straordinario pubblicato sulla G.U. n. 293 del 15 dicembre 1999 ed il PAI adottato dal Comitato Istituzionale nella seduta del 1° agosto 2002.


La frana del Vajont
Le frane
Il Lazio, pur non presentando gravi situazioni di emergenza come in altre regioni italiane, presenta caratteristiche geomorfologiche che possono creare situazioni di pericolosità per fenomeni franosi che, considerato il forte grado di antropizzazione del territorio, possono rappresentare un rischio. Da uno studio svolto dall’Università di Roma “La Sapienza” per il Lazio risulta che i fenomeni franosi sono particolarmente diffusi: ne sono infatti stati censiti ben 7662, spesso in zone ove sono presenti abitazioni, ponti, strade, linee ferroviarie.

L'erosione costiera
Lungo la linea di costa può verificarsi la deposizione o l’erosione. Nel Lazio riscontriamo una prevalenza dell’erosivo che porta all'assottigliamento progressivo del litorale ed ad un generale arretramento della linea di costa. Il processo è causato sia da fenomeni naturali, quali le mareggiate, l'innalzamento del mare e la subsidenza, sia da azioni antropiche quali il risultato non previsto degli interventi eseguiti dall'uomo in passato. L’erosione dei litorali interessa il 45% della costa mettendo a repentaglio il sistema ambientale su cui poggia una parte importante dell’economia regionale.
Studi hanno interessato, in particolare, i comuni di Ostia, Fiumicino, Tarquinia, Anzio, Nettuno, Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi e Sperlonga istituendo altresì un apposito Osservatorio sui fenomeni erosivi ed il monitoraggio degli interventi di difesa delle coste.

Rischio idrico
La riduzione delle portate delle fonti di approvvigionamento causata dalle scarse precipitazioni invernali-primaverili, unita ai problemi di dispersione della rete idrica, crea carenza di approvvigionamento idrico.

Trombe d’aria
La tromba d’aria prende origine dall’incontro tra due masse d’aria a temperatura molto differente, si verificano di solito nella stagione estiva, in seguito ai movimenti ascensionali di aria che ha subito un forte riscaldamento.
Poiché la tromba d’aria è un fenomeno molto rapido, la sua previsione è praticamente impossibile. In Italia questi fenomeni appaiono in forma abbastanza attenuata e i danni diretti sono generalmente limitati ma il Lazio è la regione più colpita: se ne verificano in media due all’anno.

Immagine dell’alluvione di Firenze