Home Convegni
COMUNITA' DI SANT'EGIDIO
La GUIDA "DOVE mangiare,
dormire, lavarsi" 2013

20ª edizione


L'assistenza agli "Amici per la strada" è un servizio che i volontari della Comunità di Sant'Egidio offrono quotidianamente ed il loro impegno credo che sia utile segnalarlo su un sito che tratta di Protezione civile, consultato da operatori istituzionali e volontari. Per questo motivo indichiamo il link dove è possibile visionare la GUIDA, un libretto che è una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città o da indicare a chi non la può consultare. La pubblicazione informa sui posti dove a Roma si può avere aiuto e accoglienza, dove mangiare, dormire e lavarsi.

sfoglia la guida



PDF Stampa E-mail

I rischi naturali nel territorio dei Colli Albani e del X° Municipio
di Francesco Petrassi

Apri il video del Convegno

Il 16 gennaio 2009, nella Sala Consiliare del X° Municipio a Roma si è tenuto il convegno: “I rischi naturali nel territorio dei Colli Albani e del X° Municipio: la risposta dell’Amministrazione alle emergenze di protezione civile”.
L’incontro, organizzato dal Comitato Difesa Diritti dei Cittadini in collaborazione con l’AICCRE, ha visto la partecipazione di centinaia di studenti della Scuola “Cecilio Secondo” e di molti cittadini.
Numeroso l’elenco dei relatori che hanno portato il loro contributo scientifico, istituzionale e politico.
L’iniziale saluto di benvenuto del Presidente del Comitato Difesa Diritti dei Cittadini, Pasquale Ingafù, ha aperto il convegno: “…il terzo organizzato dal Comitato nel X° Municipio oltre quello di Ariccia e gli altri degli anni passati”. Un benvenuto ed un ringraziamento agli esperti ed alle autorità politiche rappresentate dal sen. Roberto Di Giovan Paolo e da Peppe Mariani - Presidente della Commissione lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali della Regione Lazio - che ha dato il patrocinio al Convegno, nonché da Piero Fabretti Segretario Generale aggiunto dell’AICCRE Lazio ma soprattutto sociologo, che ha offerto una lettura sociale del mondo della protezione civile.
Terminati saluti ed i ringraziamenti, si è entrati nel vivo dei lavori, con l’intervento del Prof. Franco Barberi, vulcanologo di fama internazionale dell'Università Roma 3. Lo scienziato ha svolto un’interessante relazione sulle molte zone nell’area Romana esposte a rischio a causa della presenza del vulcano quiescente dei Colli Albani, di cui ha ricordato le eruzioni freatomagmatiche che già dall’età del Bronzo lo interessarono.

Ha poi affermato che dei Lahars (colate di fango composte di materiale piroclastico e acqua che scorrono lungo le pendici di un vulcano) sono stati generati da esondazioni del lago fino al IV secolo a.C. quando i Romani scavarono un canale di drenaggio per mantenere basso il livello dell’acqua e prevenire ulteriori tracimazioni. Il tunnel drenante fu costruito in quattro anni e da allora regola il livello del lago 70 metri al di sotto della soglia del cratere.
Proseguendo il suo intervento ha rivelato che, gli studi fatti per analizzare il terreno, hanno evidenziato la presenza di una coltre di depositi vulcanici e vulcanoclastici che hanno sovrasedimentato ed obliterato il paleoreticolo wurmiano, determinando la vasta piana di Ciampino, a tutti gli effetti una conoide deposizionale che racconta la storia olocenica del cratere di Albano. L’interno di questo cratere venne popolato nel Bronzo Medio con il villaggio palafitticolo delle Macine, quando il livello del lago era simile o poco più basso di quello attuale, mentre nel Bronzo Finale gli insediamenti si spostarono 100 m più su sull’orlo più alto del cratere. A dimostrazione di ciò ha ricordato i molti autori di epoca romana, da Plutarco a Tito Livio, che hanno descritto la catastrofica ed improvvisa risalita ed esondazione del lago verso la piana di Ciampino, nel 398 a.C. durante l’assedio di Veio.
Venendo ai giorni nostri, il Prof. Barberi ha quindi elencato gli indizi che dimostrano come il sistema sia attualmente attivo. Innanzitutto l’emissione di gas di origine profonda, il sollevamento dell’apparato vulcanico, 30 cm negli ultimi 40 anni, e la periodica ricorrenza di sciami sismici con ipocentro sotto il lago di Albano.
Dopo l’applaudito intervento dell’ex sottosegretario alla protezione civile, ha preso la parola la dottoressa Maria Luisa Carapezza, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha esposto i risultati ottenuti con il Progetto di ricerca DPC-INGV sulla “Pericolosità da emissioni di gas nell’area romana” . A Cava dei Selci e Vigna Fiorita, tra Ciampino e Cinecittà, alla luce delle elevate emissioni di gas ed in seguito ai numerosi incidenti letali ad animali (mucche, pecore, cani, gatti) ed a un uomo, è stato iniziato uno studio all’interno delle case e negli insediamenti abitativi prossimi alla zona. Studio che ha interessato anche la zona denominata Solforata, un’area storicamente nota per le manifestazioni gassose e la risorgenza di acque sulfuree. Le rilevazioni hanno mostrato un ciclo giornaliero in cui i massimi valori si registrano nelle ore notturne, quando il vento spira poco. E’ stata misurata la concentrazione in aria di CO2 (anidride carbonica) e H2S (acidosolfidrico). L’osservazione ha rivelato che la CO2 rimane sempre sotto i limiti di pericolosità, mentre l’H2S raggiunge concentrazioni pericolose (> 250 ppm) a 20-30 cm dal suolo. C‘è da dire che le concentrazioni di H2S sono molto pericolose se si considera che rappresentano la media su profili di 40-100 m.
In 9 ore di misure si sono registrate:
- durante la notte 81’ con concentrazione >100 ppm
- all’alba un forte picco di concentrazione, con 34’ di valori >250 ppm con vento basso (pericolo di morte!)
Per concludere, i confini dell’area interessata da forte emissione di gas non sono interamente noti e vanno determinati con campagne mirate di misura del flusso dal suolo. Ugualmente non nota è la concentrazione di CO2 e H2S nell’aria, che andrebbe determinata in varie condizioni ambientali, particolarmente di vento.
La dottoressa Carapezza ha quindi affermato che un’ampia zona dell’area Romana è esposta a pericolosità per risalita da fluidi endogeni (di probabile origine magmatica). Negli spazi aperti l’H2S raggiunge concentrazioni pericolose al livello del terreno in varie zone di emissione di gas che dovrebbero essere opportunamente recintate e segnalate da cartelli di pericolo. La concentrazione di CO2 all’interno delle abitazioni raggiunge frequentemente valori pericolosi e sistemi automatici di ventilazione dovrebbero essere installati per mitigare il rischio.
Sorprendentemente, i medici delle strutture di Pronto Soccorso degli ospedali di Marino e Albano si sono rivelati del tutto inconsapevoli del problema. Gli aspetti medici della esposizione al gas dovrebbero essere adeguatamente approfonditi nelle zone esposte a rischio coinvolgendo anche i medici di famiglia. Ugualmente sarebbe necessario un programma mirato di educazione della popolazione esposta al rischio.
Questi sono i principali risultati ottenuti e le raccomandazioni che ne conseguono per le autorità locali di protezione civile.
Di alto profilo istituzionale-operativo, ed estremamente comunicativo, l’intervento della dottoressa Patrizia Cologgi, Direttore dell’Ufficio extradipartimentale della Protezione civile del Comune di Roma, che ha sapientemente saputo attrarre l’attenzione del pubblico, specialmente giovanile, sulla conoscenza e la prevenzione delle emergenze. Un’analisi che non poteva non coinvolgere l’uso del territorio, o meglio il non rispetto dei esso, oggetto di una politica dell’urbanizzazione sorda alle indicazioni degli scienziati. “La natura ci parla e noi non l’ascoltiamo” questo monito è stato recepito e determinante per l’emanazione, da parte dell’Ufficio della Protezione civile del Comune di Roma, del primo Piano generale di emergenza del Comune di Roma.
Il citato Piano di emergenza e la normativa di protezione civile, sono stati trattati nell’intervento di Massimo Petrassi - Coordinatore del Comitato Difesa Diritti dei Cittadini - e curatore della “Raccolta completa delle norme di protezione civile dal 1970 al 2008 integrata dal Piano generale di emergenza del Comune di Romarealizzato per il Comune di Roma. La normativa è stata inquadrata nell’ambito del Servizio Nazionale di Protezione civile di cui è stata raccontata la storia con diapositive e filmati, che hanno fatto vedere i più catastrofici eventi naturali che hanno colpito l’Italia, dal terremoto di Messina del 1938 al non meno grave sisma del Molise del 2003. L’alluvione di Firenze ed un drammatico filmato sul crollo della volta dei Dottori della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi hanno fatto vedere la forza della natura quando si scatena. Nell’intervento, però, il relatore ha spiegato come al verificarsi di un’emergenza scatta tutta una serie di contromisure previste dal Metodo Augustus di cui è stata rivelata l’origine del nome e la sua strutturazione, che forniscono un’immediata risposta ed un primo intervento a favore di uomini e beni colpiti. Petrassi ha quindi concluso la sua relazione presentando il sito www.protezionecivileonline.it dove gli studenti potranno trovare le nozioni trattate ed approfondirle.


Immagini tratte dal convegno



Clicca sulla foto per vederla a dimensioni maggiori