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COMUNITA' DI SANT'EGIDIO
La GUIDA "DOVE mangiare,
dormire, lavarsi" 2013

20ª edizione


L'assistenza agli "Amici per la strada" è un servizio che i volontari della Comunità di Sant'Egidio offrono quotidianamente ed il loro impegno credo che sia utile segnalarlo su un sito che tratta di Protezione civile, consultato da operatori istituzionali e volontari. Per questo motivo indichiamo il link dove è possibile visionare la GUIDA, un libretto che è una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città o da indicare a chi non la può consultare. La pubblicazione informa sui posti dove a Roma si può avere aiuto e accoglienza, dove mangiare, dormire e lavarsi.

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Conosciamo il vulcano dei Colli Albani
La risposta dell’amministrazione alle emergenze di protezione civile
di Rita Fiorentini

  E’ questo il titolo del convegno che il Comitato Difesa Diritti dei Cittadini di Rocca di Papa e dei Castelli Romani ed il Comune di Rocca di Papa hanno organizzato, mercoledì 1 aprile 2009, presso l’Auditorium del Sacro Cuore nella cittadina laziale.

“Una giornata, dice Massimo Petrassi - Coordinatore del Comitato Difesa Diritti dei Cittadini di Rocca di Papa e Castelli Romani - che rientra tra gli incontri per la tutela del territorio, tramite la sua conoscenza e che quindi deve comprendere un'informazione sullo stato del vulcano quiescente dei Colli Albani. Più in generale, un’occasione anche per informare la popolazione, in particolare studentesca, sulla tutela offerta dalla Protezione civile tramite il suo Sistema nazionale. Un incontro che segue quello di Palazzo Chigi di Ariccia ed i tre nel X° Municipio di Roma".

   Un convegno ricco di relazioni tecnico-scientifiche ma anche di interventi per far conoscere la storia, la normativa e l’organizzazione del Sistema nazionale di Protezione civile e di come esso è applicato anche nel Comune di Rocca di Papa. Sono intervenuti, come relatori, il Prof. Franco Barberi, vulcanologo di fama internazionale del Dipartimento di Scienza della Terra dell’Università Roma Tre, il Dott. Giorgio Coppola dell’Ufficio Extradipartimentale della Protezione civile del Comune di Roma e Massimo Petrassi coordinatore del Comitato Difesa Diritti dei Cittadini Rocca di Papa e Castelli Romani, ma soprattutto curatore di numerose pubblicazioni sulla normativa nazionale e regionale di protezione civile. L'ultma la Raccolta completa delle norme di protezione civile dal 1970 al 2008 integrata dal Piano generale di emergenza del Comune di Roma” realizzata per il Comune di Roma, verrà distribuita a tutti i Municipi ed alle Associazioni di Volontariato di protezione civile della Capitale.

  Importanti i contributi al dibattito del senatore Roberto Di Giovan Paolo – Segretario generale dell’AICCRE (Sezione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa), dell’Assessore alla protezione civile del Comune di Rocca Papa, Luigi Ferazzoli e del Prof. Calvino Gasparini – Direttore del Museo Geofisico di Rocca di Papa.

  Al convegno hanno partecipato circa 150 alunni delle scuole della cittadina dei Castelli Romani che avevano in precedenza effettuato la visita del Museo Geofisico di Rocca di Papa.

Si ringrazia per la collaborazione lo staff del sito www.protezionecivileonline.it   

 

Articolo correlato (vedi anche in "Le interviste agli operatori di Protezione civile")

Si è svolta a Rocca di Papa una interessante conferenza sulla pericolosità del vulcano dei Colli Albani, quanto mai attuale, purtroppo, nelle intenzioni dell’esauriente sottotitolo: “La risposta delle Amministrazioni alle emergenze di protezione civile”, specie alla luce del tragico terremoto che da lì a pochi giorni ha colpito l’Abruzzo, le cui scosse sono state chiaramente avvertite anche sul territorio castellano. Nell’occasione incontriamo il professor Franco Barberi, vulcanologo di fama internazionale e docente del Dipartimento di Scienze geologiche dell’Università Roma Tre, al quale rivolgiamo alcune domande sulla pericolosità del vulcano dei Colli Albani. Per conoscere più approfonditamente l’argomento, integriamo l’intervista con alcune domande rivolte alla dottoressa Maria Luisa Carapezza, che ha coordinato il progetto di ricerca Ingv-Dpc (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-Dipartimento della Protezione civile) sulla Pericolosità da emissioni di gas nell’area Romana.  

Professor Barberi, nel cratere del vulcano dei Colli Albani oggi vediamo un lago: ci può parlare degli eventi che hanno portato a questa trasformazione?

«Si tratta di una storia che parte da lontano. Già nell’età del Bronzo si verificarono numerose eruzioni. Sui lati esterni del cratere sono ancora visibili le tracce dei Lahars, cioè le colate di fango composte di materiale piroclastico e acqua che scorrono lungo le pendici di un vulcano, generate da esondazioni del lago fino al IV secolo a.C. Per evitare ciò, i Romani scavarono un canale di drenaggio per mantenere basso il livello dell’acqua e prevenire ulteriori tracimazioni. Il tunnel drenante fu costruito in quattro anni e da allora regola il livello del lago 70 metri al di sotto della soglia del cratere». 

Ci parli del terreno e di come si è trasformato nel corso dei secoli.

«Gli studi hanno evidenziato la presenza di una coltre di depositi vulcanici che hanno determinato la vasta piana di Ciampino, a tutti gli effetti una conoide deposizionale che racconta la storia geologica, iniziata circa 10mila anni fa, del cratere di Albano». 

Oggi noi vediamo la presenza di case sulle pendici che scendono verso il lago, fu così anche in altre epoche? «L’interno di questo cratere venne popolato nel Bronzo Medio con il villaggio palafitticolo delle Macine, quando il livello del lago era simile o poco più basso di quello attuale, mentre nel Bronzo Finale gli insediamenti si spostarono un centinaio di metri più su, sull’orlo più alto del cratere. La causa di ciò si può ritrovare nello spostamento delle popolazioni a seguito delle esondazioni di epoca romana, che da Plutarco a Tito Livio sono state descritte. La più catastrofica e improvvisa risalita ed esondazione del lago verso la piana di Ciampino si verificò nel 398 a.C., durante l’assedio di Veio». 

Questo per il passato, ma oggi com’è la situazione?

«Molte zone nell’area romana sono esposte a rischio a causa della presenza del vulcano quiescente dei Colli Albani. Oggi molti indizi dimostrano come il sistema sia attivo. Innanzitutto l’emissione di gas di origine profonda, ma anche il sollevamento dell’apparato vulcanico, 30 centimetri negli ultimi 40 anni, e poi la periodica ricorrenza di sciami sismici con ipocentro proprio sotto il lago Albano». L’attività del vulcano è continuamente monitorata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, con uno specifico progetto di cui la dottoressa Maria Luisa Carapezza è la responsabile: «I partecipanti al progetto – ci spiega la ricercatrice – hanno fatto studi a Cava dei Selci e Vigna Fiorita, tra Ciampino e Cinecittà, a causa delle elevate emissioni di gas e in seguito ai numerosi incidenti letali ad animali, mucche, pecore, cani, gatti, e a un uomo. Per questo è stato iniziato uno studio all’interno delle case e negli insediamenti abitativi prossimi alla zona. L’indagine ha interessato anche la zona denominata Solforata, un’area storicamente nota per le manifestazioni gassose e la risorgenza di acque sulfuree». 

Quali dati si sono finora riscontrati?«Le rilevazioni hanno mostrato un ciclo giornaliero in cui i massimi valori si registrano nelle ore notturne, quando il vento spira poco. È stata misurata la concentrazione in aria di CO2 (anidride carbonica) e H2S (acido solfidrico). L’osservazione ha rivelato che l’anidride carbonica rimane sempre sotto i limiti di pericolosità, mentre l’acido solfidrico raggiunge concentrazionipericolose a più di 250 ppm (parti per milione) a 20-30 centrimetri dal suolo». 

Queste concentrazioni possono causare danni alle persone?«Le concentrazioni di acido solfidrico sono molto pericolose, se si considera che rappresentano la media su profili di 40-100metri. In nove ore di misure si sono registrati, durante la notte, 81’ con concentrazione superiore a 100 parti per milione.All’alba un forte picco di concentrazione, con 34’ di valori superiori a 250 parti per milione, con vento basso, quindi con forte pericolo di morte!». 

Ci sembra di capire che i confini dell’area interessata da emissione di gas non sono ancora interamente noti?«Proprio così. Secondo me vanno determinati con campagne mirate di misura del flusso dal suolo. Così come non determinata è la concentrazione di anidride carbonica e acido solfidrico nell’aria, che invece andrebbe misurata in diverse condizioni ambientali, con particolare riguardo al vento».

 Concludendo?«Sappiamo che un’ampia zona dell’area romana è esposta a pericolosità per risalita da fluidi endogeni di probabile origine magmatica. Ampie zone di emissione di gas dovrebbero essere opportunamente recintate e segnalate da cartelli di pericolo. A questo si dovrebbe affiancare una campagna di informazione ai medici delle strutture di Pronto soccorso degli ospedali di Marino e Albano. Ugualmente sarebbe necessario un programma mirato di educazione della popolazione esposta al rischio».