Il rischio vulcanico misura i danni attesi (in termini di vite umane, infrastrutture ed economia) che possono essere provocati dalle eruzioni di un vulcano attivo e dai fenomeni ad esse connessi.

Rispetto ai terremoti o alle alluvioni, i vulcani hanno una particolarità: sono estremamente monitorati. Un’eruzione non avviene quasi mai all’improvviso, ma è preceduta da segnali precursori (terremoti, deformazioni del suolo, emissioni di gas) che permettono di prevedere l’evento con un certo margine di anticipo.

I principali pericoli associati a un’eruzione

Quando si pensa al rischio vulcanico si immagina spesso solo la lava, ma in realtà i pericoli sono molteplici e molto più distruttivi:

  1. Flussi piroclastici (I più pericolosi): Miscele ad altissima temperatura (centinaia di gradi) di gas, cenere e roccia che scendono dai fianchi del vulcano a velocità superiori ai 100-300 km/h. Distruggono tutto ciò che incontrano e rendono impossibile la sopravvivenza nell’area colpita.
  2. Ricaduta di ceneri e lapilli: La cenere vulcanica può accumularsi sui tetti facendoli crollare, danneggiare i motori degli aerei, intasare le reti idriche e causare gravi problemi respiratori a centinaia di chilometri di distanza.
  3. Colate di lava: Flussi di roccia fusa. Sono molto distruttivi per le case e le infrastrutture, ma muovendosi lentamente (spesso a pochi metri o chilometri all’ora) permettono quasi sempre la messa in salvo delle persone.
  4. Lahar (Colate di fango vulcanico): Fango ad altissima densità creato dalla pioggia o dallo scioglimento dei ghiacciai che mescola le ceneri depositate. Possono scorrere per decine di chilometri lungo le valli travolgendo centri abitati.
  5. Gas vulcanici e Maremoti (Tsunami): Emissioni tossiche (anidride carbonica, anidride solforosa) ed eventuali tsunami causati dal crollo in mare dei fianchi del vulcano (come accadde per lo Stromboli o il Krakatoa).

La formula del rischio vulcanico

Anche in questo caso vale l’equazione della Protezione Civile:

$$\text{Rischio} = \text{Pericolosità} \times \text{Vulnerabilità} \times \text{Esposizione}$$

  • Pericolosità ($P$): Dipende dal tipo di vulcano. Vulcani ad eruzione effusiva (come l’Etna) hanno una pericolosità per la vita umana relativamente bassa; vulcani ad eruzione esplosiva (come il Vesuvio o i Campi Flegrei) hanno una pericolosità altissima.
  • Vulnerabilità ($V$): La resistenza delle strutture al peso delle ceneri o all’impatto delle scosse sismiche locali.
  • Esposizione ($E$): La quantità di persone ed edifici presenti nell’area attorno al vulcano. In Italia, la zona del Vesuvio e dei Campi Flegrei presenta una delle esposizioni più alte al mondo a causa dell’elevata densità abitativa.

Gestione del rischio e Pianificazione

Poiché è impossibile fermare un’eruzione o ridurre la pericolosità del vulcano, l’unica vera strategia di difesa è l’evacuazione preventiva:

  • Piani d’Emergenza Nazionali: Suddividono il territorio attorno ai vulcani attivi in zone (es. Zona Rossa, a rischio flussi piroclastici, dove l’unica misura è l’evacuazione preventiva; Zona Gialla, a rischio ricaduta ceneri).
  • Sistemi di Allarme: Basati sui livelli di allerta della Protezione Civile (Verde, Giallo, Arancione, Rosso) gestiti attraverso il monitoraggio continuo dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Vulcani Effusivi vs. Esplosivi: Qual è la differenza?

La differenza fondamentale sta nella viscosità del magma e nella quantità di gas intrappolato:

Vulcani Effusivi

  • Meccanismo: Il magma è fluido, povero di silice e rico di gas che riescono a liberarsi facilmente.
  • Eruzione: La lava scorre lungo i fianchi del monte creando “fiumi incandescenti”. Non si verificano grandi esplosioni catastrofiche.
  • Pericolo: Principalmente danni materiali (distruzione di strisce di terreno, strade e centri abitati). Le vite umane sono raramente a rischio poiché la lava si muove abbastanza lentamente da consentire l’evacuazione.

Vulcani Esplosivi

  • Meccanismo: Il magma è molto viscoso, ricco di silice e “viscido”. I gas rimangono intrappolati sotto pressione fino a quando non frammentano la roccia scoppiando violentemente.
  • Eruzione: Generano colonne eruttive alte decine di chilometri, la ricaduta di tonnellate di ceneri/lapilli e devastanti flussi piroclastici (valanghe roventi di gas e polveri ad altissima velocità).
  • Pericolo: Rischio catastrofico per le persone e il territorio, con tempi di reazione minimi una volta avviato il fenomeno.
  1. I Vulcani Attivi in Italia e il loro Livello di Rischio

La Protezione Civile suddivide i vulcani attivi italiani in due categorie principali: a attività continua e quiescenti (dormienti ma in grado di riattivarsi).

Vulcano Tipo di Eruzione prevalente Stato attuale Livello di Rischio Complessivo
Etna (Sicilia) Prevalentemente Effusiva Attività continua Medio-Basso per la vita / Alto per i beni materiali
Stromboli (Isole Eolie) Esplosiva moderata (“stromboliana”) ed effusiva Attività continua Medio (pericoloso in caso di parossismi o maremotati)
Vesuvio (Campania) Altamente Esplosiva (Pliniana) Quiescente dal 1944 Estremamente Alto (altissima densità abitativa)
Campi Flegrei (Campania) Altamente Esplosiva / Caldera Quiescente / Bradisismo attivo Estremamente Alto (rischio per circa 500.000 persone)
Vulcano (Isole Eolie) Esplosiva Quiescente dal 1890 Medio-Alto (monitoraggio dei gas attivo)
Ischia (Campania) Esplosiva / Effusiva Quiescente dal 1302 Alto
Marsili & Vulcani Sottomarini (Mar Tirreno) Variabile Attivi / Sottomarini Basso per eruzione diretta, potenziale per maremoti

Perché Vesuvio e Campi Flegrei hanno il rischio più alto?

Nonostante l’Etna sia il vulcano più attivo d’Europa e si faccia sentire frequentemente con fontane di lava e cenere, il suo rischio per la vita umana è contenuto perché il magma fluido non genera grandi esplosioni improvvise e l’area sommitale non è abitata.

Al contrario, il Vesuvio e i Campi Flegrei sono considerati tra i vulcani a più alto rischio al mondo non solo per la violenza delle loro eruzioni esplosive, ma soprattutto per il fattore Esposizione (E): centinaia di migliaia di persone vivono direttamente all’interno della Zona Rossa, rendendo l’evacuazione preventiva l’unica misura di sicurezza efficace.

Ecco come sono organizzati i Piani Nazionali di Evacuazione per le due aree a più alto rischio vulcanico d’Italia.

In entrambi i casi, poiché le eruzioni esplosive non lasciano scampo a chi si trova nelle immediate vicinanze, la strategia non è “mettersi al riparo”, ma allontanare il 100% della popolazione prima che l’eruzione abbia inizio.

1. La pianificazione territoriale: Le Zone a Rischio

Il territorio attorno ai vulcani è diviso in fasce di pericolosità decrescente:

  • Zona Rossa: È l’area a maggior rischio, soggetta all’invasione dei flussi piroclastici (nubi ardenti di gas e ceneri ad altissima temperatura e velocità). Per chi vive qui, l’unica misura di salvaguardia è l’evacuazione preventiva totale.
  • Zona Gialla: È l’area esposta al rischio di ricaduta di ceneri e lapilli. L’evacuazione non è immediata né obbligatoria per tutti: le misure dipendono dalla direzione del vento al momento dell’evento e dall’accumulo di cenere sui tetti.

2. Come funziona l’evacuazione della Zona Rossa

L’allontanamento della popolazione avviene durante la fase di preallarme/allarme, ovvero prima che la lava o i flussi piroclastici fuoriescano.

I Livelli di Allerta

Il passaggio da un livello all’altro è stabilito dalla Protezione Civile in base ai parametri scientifici monitorati dall’INGV (terremoti, deformatore del suolo, gas):

  1. 🟢 Verde (Base): Attività ordinaria del vulcano.
  2. 🟡 Giallo (Attenzione): Variazione dei parametri. Si aggiornano i piani e si informano i cittadini.
  3. 🟠 Arancione (Preallarme): Forte incremento dell’attività. Le persone che vogliono allontanarsi volontariamente o che necessitano di assistenza speciale possono farlo.
  4. 🔴 Rosso (Allarme): Scatta l’evacuazione obbligatoria per tutta la Zona Rossa. La popolazione ha a disposizione un margine di tempo di circa 72 ore per liberare l’area prima dell’eruzione presunta.

3. Il Piano del Vesuvio e dei Campi Flegrei a confronto

🌋 Il Vesuvio (circa 700.000 persone coinvolte)

  • La Zona Rossa: Comprende 25 Comuni della città metropolitana di Napoli e delle province di Salerno e Avellino.
  • Il Gemellaggio Regionale: Per evitare il collasso delle strutture di accoglienza locali, ogni Comune della Zona Rossa è “gemellato” con una o più Regioni italiane. In caso di evacuazione, la popolazione di un determinato comune viene trasferita e ospitata nella Regione assegnata (es. i cittadini di Pozzuoli o Ercolano vengono indirizzati verso specifiche regioni del Nord o Centro Italia).
  • Modalità di Trasporto: Si può evacuare con mezzi propri (seguendo percorsi stradali obbligatori e predefiniti per evitare ingorghi) oppure con i mezzi pubblici (bus e treni organizzati dallo Stato dai punti di incontro comunali).

🌋 I Campi Flegrei (circa 500.000 persone coinvolte)

  • La Zona Rossa: Comprende l’intero territorio dei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e parte dei comuni di Giugliano, Marano e alcuni quartieri di Napoli (tra cui Fuorigrotta, Bagnoli, Pianura e Soccavo).
  • Il Bradisismo: A differenza del Vesuvio, i Campi Flegrei sono una grande caldera soggetti a bradisismo (sollevamento e abbassamento del suolo accompagnato da sciami sismici). Il piano prevede quindi sia risposte per il rischio sismico/strutturale legato al bradisismo, sia il piano per l’eventuale eruzione vera e propria.
  • Gemellaggi: Anche per i Campi Flegrei è attivo il sistema dei gemellaggi regionali per distribuire la popolazione sul territorio nazionale.

La vera sfida: La logistica e il fattore umano

I piani sono teoricamente dettagliati e continuamente aggiornati, ma la loro reale efficacia dipende da due fattori critici:

  1. La viabilità e i tempi: Evacuare oltre mezzo milione di persone in 72 ore in una delle aree più densamente popolate e trafficate d’Europa richiede una precisione logistica straordinaria.
  2. La risposta dei cittadini: Le esercitazioni periodiche della Protezione Civile servono a far conoscere alla popolazione le vie di fuga e i punti di attesa, riducendo al minimo il panico nel momento dell’emergenza reale.
  3. Per garantire un’evacuazione ordinata in caso di livello di allerta Rosso, il Piano Nazionale della Protezione Civile stabilisce che i cittadini dei Comuni della Zona Rossa vengano trasferiti e ospitati in specifiche Regioni e Province Autonome italiane.
  4. I dettagli dei gemellaggi ufficiali riguardano sia l’area vesuviana sia l’area flegrea.

5.   🌋 1. Gemellaggi Zona Rossa VESUVIO (25 Comuni)

  1. La Zona Rossa del Vesuvio comprende 25 Comuni distribuiti tra le province di Napoli, Salerno e Avellino.

 

 

  1. Ogni comune è abbinato a una Regione d’accoglienza:
Comune della Zona Rossa Regione / Provincia Autonoma Gemellata
Boscoreale Calabria
Boscotrecase Basilicata
Cercola Liguria
Ercolano Emilia-Romagna
Massa di Somma Molise
Napoli (Sesta Municipalità: Barra, Ponticelli, S. Giovanni a Teduccio) Lazio
Nola Valle d’Aosta
Ottaviano Lazio
Palma Campania Friuli-Venezia Giulia
Poggiomarino Marche
Pollena Trocchia Province Autonome di Trento e Bolzano
Pompei Sardegna
Portici Piemonte
San Gennaro Vesuviano Umbria
San Giorgio a Cremano Toscana
San Giuseppe Vesuviano e Sant’Anastasia (inc. enclave Pomigliano) Veneto
San Sebastiano al Vesuvio e Torre Annunziata Puglia
Scafati (SA) e Trecase Sicilia
Somma Vesuviana e Torre del Greco Lombardia
Terzigno Abruzzo

8.   🌋 2. Gemellaggi Zona Rossa CAMPI FLEGREI

  1. La Zona Rossa dei Campi Flegrei comprende interamente o parzialmente 7 Comuni (inclusi diversi quartieri della zona ovest di Napoli). Gli abbinamenti regionali sono organizzati per comune e per singolo quartiere napoletano:

10.              Comuni dell’Area Flegrea

Comune / Zona Regione / Provincia Autonoma Gemellata
Pozzuoli Lombardia
Bacoli Umbria e Marche
Monte di Procida Abruzzo e Molise
Quarto Toscana
Giugliano in Campania (parte in Zona Rossa) Province Autonome di Trento e Bolzano
Marano di Napoli (parte in Zona Rossa) Liguria

11.              Quartieri della città di Napoli (Zona Rossa Flegrea)

Quartiere di Napoli Regione Gemellata
Fuorigrotta Lazio
Bagnoli Basilicata e Calabria
Pianura Puglia
Soccavo Emilia-Romagna
Chiaia e San Ferdinando (parti in Zona Rossa) Sicilia
Posillipo Sardegna
Arenella (parte in Zona Rossa) Veneto
Vomero (parte in Zona Rossa) Piemonte e Valle d’Aosta
Chiaiano (parte in Zona Rossa) Friuli-Venezia Giulia

12.              Come funzionerebbe il trasferimento?

  1. In caso di stato di allarme (Livello Rosso), i cittadini della Zona Rossa che scelgono di utilizzare il trasporto pubblico verranno accompagnati dai bus comunali verso i Punti di ANEP (Aree di Incontro) e da lì trasferiti verso le Regioni gemellate con treni, bus o navi messi a disposizione dallo Stato.
  2. I cittadini che scelgono di evacuare con mezzo proprio dovranno seguire percorsi stradali obbligatori fino ai Punti di Presa in Carico allestiti alle porte delle Regioni ospitanti.