RISCHIO GRANDI DIGHE
Il rischio grandi dighe si riferisce alla possibilità che una grande diga (un’infrastruttura di altezza superiore a 15 metri o con un bacino di accumulo maggiore di 1 milione di metri cubi) subisca danni strutturali o problemi operativi, provocando il rilascio imprevisto e violento di grandi quantità d’acqua verso valle.
In Italia, la sicurezza di queste opere è vigilata dalla Direzione Generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e gestita sul territorio dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle Regioni.
I due scenari di rischio principali
Nelle pianificazioni di emergenza vengono considerati due fenomeni distinti:
- Rischio Diga (Collasso o Crollo):
Riguarda il crollo o cedimento strutturale dello sbarramento (causato da terremoti, difetti costruttivi, degrado dei materiali o frane nel bacino, come avvenne nel disastro del Vajont). Produce un’onda d’urto ad altissima velocità con un’inondazione improvvisa e catastrofica a valle.
- Rischio Idraulico a Valle (Manoovre degli scarichi):
Si verifica durante eventi meteo estremi e piogge prolungate. Se il bacino si riempie oltre i livelli di guardia, i gestori devono scaricare gradualmente acqua attraverso le paratoie per evitare il cedimento della diga. Questo rilascio controllato può comunque causare l’esondazione dei fiumi e allagamenti nei comuni sottostanti.
Gli strumenti di pianificazione: PED e PED-Diga
Per prevenire e gestire queste emergenze sono stabiliti due piani complementari:
- Documento di Condizioni di Esercizio e di Foglio delle Condizioni (FCE): Definisce le soglie critiche di invaso e le manovre che il gestore deve eseguire in base al livello dell’acqua.
- PED (Piano di Emergenza Diga): Redatto dal gestore dell’impianto, stabilisce le procedure interne per monitorare la struttura e attivare i segnali di allarme.
- PED (Piano di Emergenza della Diga – Territoriale): Redatto dalla Prefettura e dalle Regioni, definisce le aree di inondazione a valle (suddivise in zone a seconda dei tempi di arrivo dell’onda), le vie di evacuazione per la popolazione e il sistema di allertamento acustico (sirene) o digitale.
Misure di autoprotezione per la popolazione residente a valle
Se vivi o ti trovi in un’area a valle di una grande diga ed viene attivata un’allerta:
- Allontanati subito dall’alveo del fiume: Non sostare mai lungo i corsi d’acqua, ponti o argini sotto la diga se senti le sirene di allarme o ricevi notifiche d’emergenza.
- Raggiungi i punti elevati: Spostati immediatamente verso le zone di attesa previste dal Piano di Protezione Civile comunale o verso i piani alti degli edifici.
- Non utilizzare l’auto: Le strade vicine ai fiumi o ai sottopassi possono essere rapidamente sommerse da piene improvvise.
- Non tornare indietro: Non rientrare per recuperare beni o oggetti finché le autorità ufficiali non hanno dichiarato la cessata emergenza.
- Nei Piani di Emergenza Diga (PED), il sistema di risposta è strutturato su quattro fasi progressive di allerta. Le prime due sono legate a problematiche della struttura o del bacino, mentre le ultime due coinvolgono direttamente la Protezione Civile e la popolazione a valle.
· Le Quattro Fasi del PED
| Fase | Significato e Criticità | Azioni Principali |
| 1. Vigilanza | Insorgere di un’anomalia contenuta (es. infiltrazioni lievi, sisma di bassa intensità in zona, piogge abbondanti ma gestibili). | Il gestore intensifica i controlli visivi e le misurazioni sugli strumenti di monitoraggio. Vengono avvisati la Prefettura, la Regione e il Ministero (MIT). Nessun pericolo per la popolazione. |
| 2. Preallerta | L’anomalia o l’evento meteo peggiora (es. innalzamento rapido del livello dell’invaso oltre le soglie di guardia, lesioni visibili alla struttura o movimento franoso verso il bacino). | Si attivano le strutture operative di Protezione Civile. Il gestore predispone le manovre di scarico controllato per alleggerire la pressione sulla diga. Si preallertano i Comuni a valle. |
| 3. Allarme | Situazione critica grave: potenziale o imminente rischio di collasso dello sbarramento, oppure necessità di scarichi idrici eccezionali che provocheranno un’esondazione a valle. | Si attiva il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) presso la Prefettura. Vengono informati i sindaci dei Comuni interessati per avviare le procedure di evacuazione preventiva nelle zone di inondazione. |
| 4. Pericolo Imminente | La diga ha subito un cedimento/collasso parziale o totale, oppure si sta verificando la tracimazione incontrollata dell’acqua. | Scattano i sistemi automatici d’allarme alla popolazione (sirene di allarme idraulico, notifiche IT-alert, messaggi di emergenza). L’evacuazione a valle diventa immediata e indifferibile verso i punti di attesa sicuri. |
· Comunicazione ed Evacuazione
- Nelle fasi di Allarme e Pericolo Imminente, l’allertamento dei cittadini a valle della diga avviene tramite le sirene acustiche territoriali, la messaggistica di emergenza sui cellulari e i comunicati dei Sindaci, che indicano le vie di fuga da seguire e i punti di accoglienza situati fuori dal raggio dell’onda d’urto o di esondazione.