Il rischio maremoto (o tsunami) misura i danni attesi sulle zone costiere a causa di un’improvvisa serie di onde giganti generate dallo spostamento verticale di una grande massa d’acqua oceanica o marina.
Sebbene in Italia sia un fenomeno percepito come raro o “lontano”, il Mar Mediterraneo è un bacino sismicamente e vulcanicamente attivo che ha visto, e può ancora vedere, maremoti distruttivi.
1. Come si genera un maremoto?
Un maremoto si innesca quando un evento improvviso sposta verticalmente un grande volume d’acqua:
- Terremoti sottomarini (Causa principale ~80-90%): Quando una faglia sul fondale marino si muove violentemente verso l’alto o verso il basso, “solleva” o “fa cadere” la colonna d’acqua sovrastante.
- Frane sottomarine o costiere: Il crollo di grandi masse di roccia o terra in mare (es. un fianco di un vulcano che cede).
- Eruzioni vulcaniche sottomarine o insulari: L’esplosione o il crollo della caldera di un vulcano in mare (come accaduto storicamente allo Stromboli o al Krakatoa).
2. Come si comporta l’onda in mare aperto e sulla costa?
Un maremoto non è un’onda normale: non è generato dal vento e ha una lunghezza d’onda immensa (spesso centinaia di chilometri tra una cresta e l’altra).
- In mare aperto: L’onda viaggia a oltre 700-800 km/h (la velocità di un aereo di linea), ma è alta solo pochi centimetri o decine di centimetri. Le navi in alto mare spesso non avvertono nemmeno il suo passaggio.
- Vicino alla costa: Quando l’onda incontra fondali sempre più bassi, rallenta bruscamente. Tutta l’energia cinetica si trasforma in altezza: l’onda si accorcia, si “innalza” (anche fino a decine di metri) e si trasforma in un muro o una vera e propria marea travolgente che inonda la terraferma per centinaia di metri o chilometri.
⚠️ Falso mito: Lo tsunami raramente si presenta come la tipica onda perfetta da surf. Più spesso appare come un innalzamento repentino e spaventoso del livello del mare, un fiume in piena rovente e pieno di detriti che travolge tutto. Il primo segnale visibile è frequentemente il ritiro improvviso del mare dalla battigia.
3. Il rischio maremoto in Italia e nel Mediterraneo
In Italia si ricorda in particolare il maremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 (con onde fino a 12 metri che seguirono il devastante terremoto) e gli eventi dello Stromboli nel 2002.
Le aree italiane a maggior pericolosità sismica e vulcanica costiera sono:
- Sicilia orientale e Calabria (Stretto di Messina e fascia ionica).
- Puglia (esposta alla sismicità della Grecia e dell’Albania).
- Arcipelago delle Eolie e vulcani sottomarini del Tirreno (es. Marsili).
Il Sistema di Allertamento Nazionale (SiAM)
Nel Mediterraneo, a causa delle distanze ridotte, un maremoto impiega pochissimi minuti (da 5 a 30) per raggiungere le coste dopo la scossa. Per questo è nato il SiAM (Sistema di Allertamento Maremoti), gestito da:
- CAT-INGV (Centro Allerta Tsunami dell’INGV): Monitora i terremoti nel Mediterraneo in tempo reale e rileva le anomalie del livello del mare.
- Dipartimento della Protezione Civile: Dirama i messaggi di allerta ai Comuni costieri e alle strutture operative.
- ISPRA: Gestisce la rete mareografica nazionale per misurare le variazioni del livello del mare.
4. Livelli di Allerta e Norme di Autoprotezione
Il SiAM dirama due tipi principali di allerta per i comuni costieri:
- 🔴 Allerta ROSSA (Watch): Possibile inondazione estesa. Evacuazione immediata delle aree costiere basse verso punti elevati.
- 🟠Allerta ARANCIONE (Advisory): Possibili forti correnti e variazioni del livello del mare. Allontanarsi dalla spiaggia e dalle zone portuali.
Cosa fare se senti un terremoto forte sulla costa o se il mare si ritira improvvisamente?
- Fuggire subito in alto: Non aspettare l’allarme ufficiale. Corri verso una zona sopraelevata (almeno 10-20 metri sul livello del mare) o nei piani alti di un edificio in cemento armato.
- Non andare mai a guardare il mare: Se vedi l’onda o il mare che si ritira, sei già troppo vicino per metterti in salvo.
- L’onda non è mai una sola: Il maremoto è una serie di onde. La prima non è quasi mai la più grande e tra un’onda e l’altra possono passare da 10 a 60 minuti. Rimani in zona sicura finché l’allerta non viene revocata.